1.11.18 primo giorno di Nanowrimo

Ci siamo, è ufficialmente iniziato il mio primo Nanowrimo e sono già in ritardo con la sequenza di articoli…good job!

Ho passato la giornata di ieri a riprendermi dalla tanto aspettata festa di Halloween, dunque il conteggio delle parole scritte nel primo giorno ammonta a sole 360!

Cercherò di riprendere il passo, al prossimo aggiornamento!

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Come prendere in giro un emergente dalla A alla Z:

Bentornati pochi lettori, questa notte sento il disperato bisogno di rigettare su di voi i miei pensieri…d’altronde Thilbo’s nasce per questo!

Ci sono voluti ben dieci anni a mettere il punto alla fine del mio “romanzo” (?) Untitled (si, dopo dieci anni non ha ancora un titolo), ma ci sono volute semplicemente 24 ore per insultarlo, denigrarlo e gettarlo nella spazzatura!

Potete immaginare la gioia che ho provato nel sentirmi dire che le mie parole erano state prese in considerazione, che erano addirittura superiori alla media degli elaborati inviati negli ultimi anni; ho sentito una persona dalla voce dolce e carina decantare le lodi del povero Eric e della suo tragico teatro! Per 24 ore ho atteso il tanto agognato contratto e cosa ho abilmente ricevuto?

Una fottutissima richiesta di autopubblicazione mascherata da grande opportunità! Il finto marketing del secolo, fiere in giro per il mondo (anche se loro pubblicano solo in italiano…so…), interviste (su reti di loro proprietà…so…) e ciliegina sulla torta (rullo di tamburi) se le cose vanno male ti devi comprare (pagando a prezzo di copertina) tutte le rimanenze in magazzino yeah!

Mi rendo conto che la voglia di diventare scrittori prende un po’ troppe persone al mondo e che non tutti possiamo diventare “qualcuno”, ma quantomeno si potrebbe evitare di spillare soldi a chi semplicemente insegue un sogno!

V.

P.s.: vi consiglio, per diventare scrittori, di fare video-minchiate su YouTube…generalmente funziona!

Brain-storming: dalla mente alla carta.

Inizierò il mio percorso all’interno di questo Nanowrimo con la cosa più difficile, ma decisamente essenziale, per la buona riuscita della storia: il brain-storming!

Ovviamente io non sono una grande esperta di scrittura creativa, questa è semplicemente una serie di consigli che mi hanno permesso di cavare un ragno dal buco con Untitled e con altri tanti piccoli progetti. Inizierò con un discorso in generale: come dare un senso a quello che ci frulla in testa, successivamente prenderò ad esempio il mio progetto attuale, quali sono state le tecniche che ho utilizzato per ritrovarmi ad ora con una outline scarna, ma che almeno ha un senso.

Quali sono le tecniche di brain-storming che più utilizzo all’inizio di un progetto?

  1. Musica: per riuscire ad acchiappare tutto quello che passa furtivo nella mia testa cerco di dargli un motivo per non scappare via. La canzone adatta può permetterti di immaginare, rivalutare e modificare una scena a tuo piacimento e gettarla su carta come una buona base per tutto quello che andrai a costruire.
  2. La mia vita da pendolare: ogni mattina (o quasi) trascino la mia voglia di lavorare e studiare fuori dal letto, cerco di conferirmi un’aria pressoché normale e quel tanto che basta di professionale (con magri risultati) e a seconda del periodo dell’anno o degli impegni salgo sul pullman (o eventualmente in auto, ma la concentrazione utile alla guida disturba il processo creativo), qui mi aspetta un’ora di gente che russa, qualcuno al telefono e scarsa igiene personale (non per tutti devo dire) il mio cervello è così libero di spaziare dove gli pare e devo ammetterlo che se non avessi iniziato l’università probabilmente sarei ancora al capitolo 2. Questo metodo può funzionare anche facendo un giro in auto, l’importante è avere un autista pagato a caramelle e plumcake tarocchi. Importantissimo: mai dimenticarsi di trascrivere immediatamente le idee!
  3. Ricerca personalizzata: tutti abbiamo un determinato libro, fumetto, film o serie tv (come anche molto altro) che ci fa pensare alla nostra storia. Attenzione: non vi sto dicendo di rubare le idee altrui, ma di permettere alla vostra mente di nutrirsi di quello che è il mood che volete dare alla vostra storia. Un esempio molto stupido (ho appena finito PLL…che non c’entra un ciufolo con Untitled, ma inspiegabilmente mi ispira nella creazione della outline)
  4. Esplorare: trovare il luogo nella quale potrebbe avvenire la nostra storia (o nel caso di fantasy: che lo potrebbe vagamente ricordare) è certamente d’aiuto, come conoscere determinate persone dalla quale prendere ispirazione.

Come sono riuscita a creare la outline (non definitiva) di Untitled 2?

Allora, qualche giorno fa ho deciso di prendere tutte le idee che avevo sulla continuazione della mia prima storia e buttarle su carte, in qualunque ordine e come più mi pareva. Il primo foglio che ne è venuto fuori somigliava vagamente ad un campo di battaglia, ma era un’ottima linea di partenza.

Successivamente (dopo aver capito che la storia si componeva di più storie) su un progetto Scrivener (ma ovviamente va bene qualsiasi programma, tipo word) ho fatto un elenco delle storie trattate e le ho sviluppate singolarmente, aggiungendo possibili scene. Ovviamente parlo di brevi frasi che servono solo a ricordare su cosa dovrò lavorare in fase di scrittura. Ho stampato i due fogli, ho ritagliato singolarmente tutte le 28 scene (fffatto? Battuta idiota, ma ci sta) ed infine le ho poste in ordine cronologico.

Quando ho capito che per me sarebbe stato impossibile monopolizzare il tavolo da pranzo fino al 30 novembre, mi sono armata di fogli di cartoncino, washi tape sottile (a caso proprio) ed ho ordinato le scene lasciando lo spazio che ritenevo più opportuno. Ed ora, tutto questo festone di compleanno con frasi scritte in italiano incerto, dove lo piazzo? Essendo una persona timida e che si vergogna anche delle poche capacità che ha, l’ho pseudo-nascosto attaccandolo ad un’anta dell’armadio…un po’ stile mente criminale che progetta un piano complicatissimo.

Vi lascio ammirare la grande opera!

Il mio lavoro non è finito qui però! Essendo questa la continuazione di un altro progetto e (tanto per complicarmi la vita) la storia si svolge prima e dopo questo testo, ho deciso di prendere un’altra ora della mia vita (che avrei dovuto impiegare nello studio degli effetti della clorexidina sulla placca e tante altre cosine simpatiche) e organizzare tutta la storia indipendentemente da come l’ho scritta. Mi spiego meglio: la storia viene scritta in prima persona, ma ovviamente non essendo costui onnisciente, ci sono cose che avvengono al di fuori delle sue conoscenze, quindi ho aperto un file in Numbers (o Excel se avete Windows) ed ho creato una timeline per ogni personaggio. In questo modo, posso sapere dove fosse ognuno dei miei personaggi in ogni momento (presente, passato e futuro).

Mano mano che mi avvicinerò a novembre cercherò di completare la outline con l’aiuto di questo file, così da riuscire ad organizzare le scene da sviluppare in un determinato giorno.

Spero che questo articolo possa essere d’aiuto a qualcuno.

V.

Nanowrimo 2018: la mia nuova sfida!

Per informazione, poco poco personale e che non interessa a nessuno, circa a metà agosto ho deciso di mettere un punto! In quel giorno fatidico ho deciso che, dopo settimane di riletture e correzioni, “Untitled” era finalmente finito.

Untitled è uno dei progetti più longevi della mia vita da eterna indecisa, una storia (perché chiamarlo romanzo mi sembra alquanto eccessivo) che avevo in mente da anni.

Ho conosciuto Eric (il protagonista) ben venti anni fa…si, alla tenera età di sei anni ho creato questo personaggio e come me ha subìto una crescita negli anni, è diventato maggiorenne e si è anche laureato diverso tempo prima di me! Certo i nostri dieci anni di differenza aiutano.

Untitled è un titolo decisamente provvisorio, era il nome del file che palleggiavo da un computer all’altro o custodivo gelosamente su una chiavetta usb da pochi Mb in assenza di un’idea migliore. Successivamente ho provato diversi nomi, ma nessuno di essi sembrava accontentarmi, fatta eccezione per il “soprannome” che un mio amico (uno dei pochi a sapere del mio progetto) una volta conosciuto Eric ha deciso di conferirgli…ovvero “Pippe Mentali”, ma forse svelava troppo del contenuto!

Ovviamente essendo una masochista patologica, appena inviato il manoscritto ad una casa editrice (e iniziate le varie preghiere di circostanza) il mio cervello ha iniziato spontaneamente a partorire nuove idee per dei punti lasciati in sospeso, ma più le idee crescevano e più la mia paura di procrastinare la scrittura della seconda storia aumentava (dopo averci messo dieci anni dalla prima riga all’ultima non mi sembra il caso di finire il secondo in menopausa).

Per questo motivo ho deciso che parteciperò al Nanowrimo 2018 proprio con questo manoscritto…scrivere 50000 parole in 30 giorni è una bella sfida, ma spero di tirarne fuori una bella prima stesura. Ho inoltre deciso che aggiornerò mano mano il blog con questo progetto così da rendervi partecipi del mio processo creativo e possibilmente ispirare qualcuno ad iniziare a buttare su carta i suoi pensieri…perché se posso farlo io con la mia insicurezza, può farlo chiunque!

V.

Ricomincio dalle mie insicurezze

Oggi ho fatto una cosa che dovevo fare da tempo, ed è stata la scelta giusta! Per farla breve ho chiuso un piccolo capitolo della mia vita che volevo chiudere da un po’, perché inattivo, ma inspiegabilmente una parte di me ora sta male! Sta male perché ho nuovamente permesso alla mia insicurezza di comandarmi.

Avete presente quelle cose che vorreste tanto fare, avete i mezzi e le capacità per farle, ma qualcosa dentro di voi vi impedisce di fare un solo passo? Che sia per un “tanto non ce la farai mai”, o per un “hai idea di quanti rideranno di te?” Finisci per non muovere un solo muscolo e restare ferma lì nell’insoddisfazione a rimpiangere ogni secondo che passa.

Quando ho aperto questo blog/”spazio in cui vomitare pensieri e parlare di libri, film che mi piacciono e vari argomenti a caso” avevo tante idee, ma una cosa non mi era chiara: esattamente io ho una Passione?

Sono sempre stata una persona affascinata da una miriade di cose: da piccola volevo fare la ballerina, suonare uno strumento musicale, cantare davanti a centinaia di persone; crescendo i miei interessi sono cambiati ancora di più: mettere i miei pensieri su carta, amore incondizionato per la musica anni ’60/’70, la creazione di un canale youtube oppure di un travel journal con tutti i miei ricordi…mia sorella quando eravamo piccole mi chiamava l’eterna indecisa e si, aveva proprio ragione! Alla fine non portavo mai nulla in conclusione e di conseguenza le mie frustrazioni crescevano a dismisura potevo anche dargli un nome e uscirci la sera per un drink!

“Queste frustrazioni sono colpa della tua mancanza di continuità, cosa c’entrano le insicurezze?” Penserete voi, ed è proprio qui che vi volevo portare; la mia oltre ad essere una distruttiva mancanza di continuità è anche una paura! Sembrerà strano, ma io mi sono sempre lasciata trascinare da una grande paura: la paura che il mio animo artistico, la mia voglia di creare un qualcosa di bello e mio, venga visto come qualcosa di ridicolo di cui vergognarmi e di conseguenza finivo anche io per dargli poca importanza o per nascondermi.

Per questo motivo ho deciso, una volta per tutte, di ricominciare! E da cosa potevo ricominciare se non proprio da quello che più conosco…le mie insicurezze!

V.

Lo Hobbit: il mio viaggio inaspettato!

Sono sempre stata convinta di una cosa nella mia vita: non sei tu ad adottare un gatto, è lui a sceglierti! 

Magari un giorno camminavi tranquillo per la tua strada, quando un piccolo musetto peloso ha deciso che saresti stato tu a prenderti cura di lui; oppure eri intento nella scelta del tuo amico in un gattile e avresti voluto prenderli tutti, ma no, lui (o lei) ha deciso che doveva venire a casa con te e tutti gli altri erano anche d’accordo! Probabilmente esiste una più alta confraternita felina che sceglie per noi, perché il più bello dei rapporti con un piccolo peloso (forse questo accade anche per i cani, ma non sono pratica) si ha quando ne abbiamo più bisogno! In un certo senso ci salvano.

Stessa cosa credo capiti per i libri o una storia in generale, per comprenderla e per amarla abbiamo bisogno del tempo adatto e chi può saperlo più del diretto interessato? No! Non voi, la storia!

Ho avuto a che fare con Lo Hobbit diversi anni fa, all’uscita del primo film della trilogia…sulla quale molti hanno qualcosa da ridire, ma ne parleremo dopo. Ricordo di essere uscita dal cinema stupefatta e curiosa, in poche parole, ne ero stata rapita. Ed è questo il motivo per cui ci tengo tanto a scrivere il primo “articolo” proprio su questo argomento.

Ero il libreria, il giorno prima di partire per tornare a casa, avevo questo libro tra le mani e sentivo di non dovermene distaccare, così ho deciso che era giunto il momento di colmare la mia lacuna.

Non credo di dover spiegare a nessuno né di che libro si tratti né tantomeno i personaggi o la trama, per questo motivo vorrei soffermarmi principalmente su un fatto: chi dice che la trilogia “fa schifo” perché è totalmente diversa dal libro il più delle volte (ovviamente non tutti, ma una grande parte di essi) il libro non lo ha mai visto nemmeno da lontano! Si, indubbiamente il film e il libro viaggiano su due binari abbastanza diversi, ma è mia modesta opinione affermare che non sarebbe stato possibile creare un interesse cinematografico per come è scritto il libro. Mi spiego meglio:

In primo luogo, il libro è molto più soft, meno serioso e sicuramente più ironico. L’ingresso di Thorin Scudodiquercia all’interno della storia non è così teatrale, ma è molto più comico; infatti lui viene schiacciato dagli altri nani impazienti di entrare in casa Baggins, oppure se consideriamo il linguaggio questo ci appare molto meno “crudo” e più bislacco nel libro…voi avreste mai detto a dei Mannari “Andate via, birbanti!”? Io non credo! Vogliamo parlare degli elfi? Come lo immaginate Legolas che…puff…accende una lucina fioca a Boscotetro e inizia a ballare in giro?

Altro motivo, che ritengo ancora più determinante, riguarda il ritmo del libro; anche qui abbiamo un mood molto più soft e decisamente meno esasperante! Nel film si sente costantemente l’aleggiare di questa ansia da inseguimento, mentre nel libro, gli orchi non inseguono i nani (Bilbo e Gandalf compresi) fino alla fuga dalle montagne (per capirci post apparizione di Gollum), vi sono ovviamente molte più descrizioni, racconti e soprattutto determinate situazioni, come ad esempio il tempo passato nel Boscotetro è allungato a dismisura, così da trasmettere l’agonia dei poveri nani (Bilbo compreso, Gandalf no…era impegnato in faccende affaccendate). La sezione finale del libro, la morte di Smaug, la battaglia delle cinque armate e il viaggio di ritorno di Bilbo durano davvero poco (poco più di cento pagine) in proporzione al resto. 

Per farla breve non credo che un film identico al libro avrebbe suscitato determinate emozioni, sarà strano, ma io adoro entrambe le versioni della storia! Il libro è ovviamente perfetto così com’è e per quanto riguarda il film trovo che abbiano trovato il giusto rapporto tra la storia e l’adattamento al genere cinematografico. 

Veniamo ad un altro punto dolente libro/film: l’aggiunta di personaggi inesistenti nel libro. La maggior parte delle persone considera solo Tauriel un personaggio aggiunto a caso, il che avvalora maggiormente la mia teoria secondo la quale questi profeti non hanno mai letto il libro! Legolas? Che con le sue frecce infinite, spade e pugnali infilati in ogni dove spacca i culi (passatemi il termine) a tutti, che usa i pipistrelli giganti di Gundabad come mezzo di trasporto, si appende a testa in giù per sgozzare centinaia di orchi e da buon Super Mario della terra di mezzo salta sulle pietre per non fiondare giù nella gola e continuare la sua lotta all’ultimo sangue con Bolg…esattamente dove l’avete letto? Ah per la cronaca ad uccidere Bolg non è lui, ma Beorn (ignorato alla grande in quasi tutto il film, ma che nel libro ha un ruolo fondamentale).

I personaggi aggiunti sono molti e le situazioni pericolose ancora di più, per non parlare delle modifiche apportate a molti fatti, ma sono dell’opinione che non sarebbe stato possibile fare diversamente. In più credo che alcune cose siano state aggiunte per creare un collegamento ancora più forte con Il Signore degli Anelli, come ad esempio la stessa presenza di Legolas e Galadriel.

Tornando al libro è un vero è proprio viaggio dal quale è impossibile uscirne non cambiati. Personalmente adoro il rapporto tra Bilbo e Thorin (quest’ultimo nel libro è molto più affettuoso e riconoscente…finché non vede l’oro), si riescono quasi a percepire gli sguardi, il senso di protezione…per non parlare del fatto che Thorin gli dedica diverse canzoni suonate con la sua arpa e Bilbo si definisce “compagno di Thorin” nel presentarsi agli elfi, accrescendo ancor di più la mia ship per loro…ma questa è un’altra storia!

V.